Passeggiando tra le “colline del vino” del Piemonte (e non solo), capita spesso di vedere ai margini dei filari delle piante di rose. Non sono lì solo per bellezza — anche se l’effetto visivo è sorprendente — ma svolgono da secoli un ruolo silenzioso ma fondamentale: sono le sentinelle della vigna.
Le rose, infatti, sono piante estremamente sensibili alle stesse malattie che colpiscono la vite, in particolare l’oidio, un fungo che può danneggiare i grappoli e compromettere l’intera annata. Proprio per questa loro vulnerabilità, vengono piantate all’inizio dei filari: ammalandosi per prime, danno il segnale ai viticoltori che è il momento di intervenire.
È una pratica antica, nata quando la viticoltura era priva di strumenti tecnologici, e che oggi viene mantenuta anche per tradizione, rispetto della natura e valore estetico.
Un dettaglio (quasi) poetico
Oggi, con l’uso di tecnologie più avanzate, la funzione pratica delle rose si è in parte ridotta. Eppure, molti produttori scelgono di mantenerle perché incarnano l’anima rurale della vigna, e perché contribuiscono a rendere il paesaggio agricolo più armonioso. Non a caso, le rose in vigna sono anche tra gli scorci più amati e fotografati da chi visita le campagne vinicole.